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Jean Calogero
nasce a Catania nel 1922. Fin dall'adolescenza ha manifestato la
sua passione per il disegno e la pittura e ha cercato negli studi
artistici la risposta ai suoi quesiti tecnici, alle sue costruzioni
compositive, alle sue necessità espressive.
Nella città etnea ha frequentato il Liceo Artistico. Poi i disagi
del dopo-guerra e il bisogno di guardare lontano, verso i luoghi
del confronto delle idee, lo hanno spinto a viaggiare e si è recato
in Francia sia per approfondire gli studi che per conoscere le nuove
tendenze dell'arte. Nel 1947 è a Parigi dove frequenta i corsi di
pittura all'Ecole Des Beaux-Arts.
La capitale francese è il luogo ideale per le sue aspirazioni professionali
e per i suoi sogni creativi. Vive in maniera intensa, dedicandosi
alla pittura e allo studio e, coinvolto dai momenti più vivaci della
vita culturale parigina, partecipa alle mostre e ai dibattiti di
maggiore rilievo.
Del 1949 è il suo primo contratto artistico, lo firma per la Galerie
Hervé di Parigi che, notoriamente in quegli anni, seguiva gli
svi- luppi della giovane pittura europea. Calogero fa della Francia
la sua seconda patria e inizia con coraggio e sentimento una frenetica
attività espositiva che, grazie al consenso della critica, lo porterà
in giro per il mondo.
Alle innumerevoli mostre parigine, negli anni cinquanta, si aggiungono
le esposizioni americane a New York (Associated American Artists,
1952), a Los Angeles (James Vigevano Galleries, 1953) e poi in seguito
anche in Giappone e nelle maggiori gallerie italiane.
Del 1954 è la sua prima monografia curata da uno dei maggiori critici
francesi del tempo, Maximilien Gauthier (Ed. Les Gèmeax, Paris 1954)
il quale, con la profondità di analisi che di solito si riserva
ai grandi maestri e ai giovani prodigi, traccia in maniera esaustiva
la personalità dell'artista e ne espone con chiarezza le aspirazioni.
Gauthier non rinunzia all'analisi critica delle opere e scava in
maniera incisiva rilevando le scelte formali e la matrice espressiva
di Calogero: "Les tableaux de Calogero ont cette luminositè pathétique,
inexplicabile, dont on chercherait en vain la recette dans les traités
d'est-hétique. Initiés ou profanes, elle nous touche. C'est le grand
mystére du talent, un miracle qui s'accomplit sans le secours de
la pédagogie et qui n'a jamai été deux fois le même...".
A Gauthier seguono George Waldemar (1956), Francois Christian Toussaint
(1957), Leonardo Sciascia (1969) e poi in tempi più recenti Vanni
Ronsisvalle (1977), Vito Apuleo (1979) e Francesco Gallo (1985).
Se George Waldemar mette in evidenza lo spirito d'avventura dell'artista
("Calogero si avvia a conquistare nuovi continenti e isole misteriose.
I suoi vivi interessi, il suo osare, il suo spirito d'avventura
e il suo istinto come un lirico visionario...") Sciascia consacra
Calogero tra i surrealisti: "Direi, ecco, che Calogero è un surrealista
quale poteva nascere in Sicilia: uno che non opera l'epanchement
du rêve dans la vie réelle, ma totalmente sfugge alla vita reale".
Nel 1957 la città di Parigi lo premia con la Grande Medaglia
d'Argento, massimo riconoscimento ad artisti viventi, e successivamente,
nel 1959, viene inserito nel catalogo internazionale dell'arte BENEZIT
tra i più autorevoli della pittura mondiale. Dagli inizi degli anni
settanta, dopo avere esposto a Chicago (Florida Gallery, 1970),
si fa più presente in Italia ma mantiene il suo studio parigino
e continua ad esporre negli Stati Uniti e in Giappone. Dal 1971
la stampa italiana, che per vent'anni avveva riportato l'eco delle
mostre francesi e americane, si inserisce nel vivo del dibattito
artistico riguardante Jean Calogero grazie a Vincenzo Di Maria.
Il 25 Aprile 1971 dalle pagine de "La Sicilia" Di Maria finalmente
chiarisce il rapporto tra Calogero e la sua terra e pubblica una
visione struggente della piccola Acicastello.
Se a Parigi Jean Calogero rievoca la Sicilia, i suoi miti, i suoi
colori forti e luminosi, ora ad Acicastello fa riemergere la capitale
francese carica di glamour. Parigi e la Sicilia negli anni settanta,
e anche in seguito, costituiranno così la linea preferenziale dei
suoi sogni pittorici, dei suoi spostamenti fisici e la critica saprà
coglierne puntualmente il significato, il valore. Così scrive Vanni
Ronsisvalle a tal proposito: "Jean Calogero è un buon nuotatore
ed anche un buon trasvolatore. Un viaggio, due viaggi tre viaggi...Dal
vecchio porto di Acicastello...da questo golfo della memoria altrui,
che gli fornisce persino il bagaglio, Calogero intraprende i suoi
viaggi" (da "Viaggi Innaturali", Roma 1977).
Anche Francesco Gallo non manca di raccogliere il senso del rapporto
tra la Sicilia e Parigi: "Gli anni ottanta di Calogero confermano
una sua maturità poetica che fa a gara con una raggiunta omogeneità
che hanno ancora come polarità didattiche, Parigi e la Sicilia,
oggetti di amore e di odio, oggetti che valgono tutta una vita di
sogni e di delusioni..." (da "Jean Calogero", Caltanissetta
1985).
Negli anni novanta, lontano da ogni clamore, vive un'intensa stagione
artistica caratterizzata dalla presenza delle città vissute e dalle
città del sogno. Il suo pennello indagatore, i suoi colori vivaci,
il suo segno allegro e festoso viaggiano tra le nuvole e le cupole
dei luoghi cari alla memoria, tra il cielo e l'acqua dei mari attraversati...
Da Jean Calogero - "Le città del mondo", Acicastello 1996, Paolo
Giansiracusa.
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