le mostre
SENZA TITOLO.
Personale di Marco Tamburro



Info mostra:
dal 20 novembre al 5 dicembre 2004
h. 10-13/16:30-20:30
ingresso libero


Ufficio Stampa: Vanessa Viscogliosi 339.5626111
TRIBE ar.l.

archivio

Sabato 20 novembre 2004 Artesia - Galleria d'Arte inaugura la personale "Senza Titolo" dedicata a Marco Tamburro.
Nato a Perugia nel 1974, l'artista si trasferisce a Milano nel 1994 dopo aver conseguito il diploma all'Istituto d'Arte della sua città. A Milano frequenta il corso di scenografia presso la storica Accademia delle Belle Arti di Brera e collabora come assistente con diversi fotografi e scenografi. Parallelamente espone le proprie opere in alcune gallerie e spazi alternativi della città. L'amore per il teatro lo porta a Roma dove si diploma all'Accademia delle Belle Arti. Lavora con diverse compagnie teatrali e si dedica a tempo pieno alla pittura esponendo in diverse gallerie italiane. Nel 1999 fonda anche un'associazione che si interessa esclusivamente di arti visive.
Il segno e il movimento sono alla base dello stile pittorico di Marco Tamburro. La sua esperienza in campo fotografico si percepisce nel taglio dell'immagine, nel dettaglio che decide di riportare sulla tela. Come una lente d'ingrandimento Tamburro cattura un fotogramma, un momento, una situazione e la tramuta in segno materico creando forme e dinamismo.
La metropoli con le sue macchine, i suoi cartelloni pubblicitari, il suo traffico, il suo caos. Grattacieli e strade affollate, percorse da figure anonime, nevrotiche quasi angosciate dalla velocità e dai ritmi frenetici della civiltà urbana. La polemica rivolta al trambusto metropolitano non si riduce ad una esaltazione semplicistica della tranquillità campagnola. Tamburro non si rifugia nella quiete campestre, non dipinge verdi colline o prati assolati. Tutt'altro. Fotografa semplicemente la città, così come si presenta, e lo fa con rapide e dinamiche pennellate che creano dei vortici e segnano la tela simulando e interpretando quell'inquietudine che i tempi cittadini ci impongono.
Segni larghi, incisivi, energici accompagnati dalle uniche variazioni cromatiche del bianco e del nero a cui si aggiunge improvvisamente il rosso: "[…] il valore dello stacco pittorico all'interno dell'opera vuole essere un elemento di terrore che sta proprio a simboleggiare il fuoco che logora, il sangue, la sofferenza dei poveri diavoli che vivono la metropoli come un girone dantesco […]". (Marco Tamburro)

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